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E' giunto
il momento di dedicare un post ad una delle protagoniste dello Sportster Meeting 2017; la The Reaper di Massy, che
ringrazio per aver scritto il testo che segue e per aver partecipato al nostro
evento.
La
passione per le Harley Davidson ha inizio in giovane età, intorno ai
10 anni, quando vidi per la prima volta la serie televisiva
Renegade. Lorenzo Lamas non guidava uno Sportster, è
vero, ma ai tempi non conoscevo modelli e allestimenti e la mia cultura sull’argomento
si basava solo su ciò che vedevo sullo schermo. Solo nel 2011 mi fu
possibile acquistare il mio primo e tuttora unico Sportster, un 1200 xl custom
del 2002: lo volevo a carburatore, totalmente cromato e senza silent block. Trovai
la moto grazie ad un caro amico biker, di qualche anno più grande di me, di
nome Andrea appartenente al SS33 Sempione che purtroppo qualche anno fa è
venuto a mancare a causa di un brutto male: anche per questo ricordo ho un
legame indissolubile con il mio chopperino.
Appena
preso decisi di fare un tagliando e i controlli ordinari
presso un'officina specializzata della mia zona dove mi proposero (e purtroppo
io accettai) un potenziamento del motore. Al ritiro la moto starnutiva, suonava
come un fottuto scooter e le prestazioni non erano per nulla cambiate. Era il
periodo ferie e l’officina chiuse il giorno dopo. Alla riapertura tornai per
lamentarmi e con gran stupore trovai un'altra gestione. Potete immaginare
come mi sentivo; avevo la moto dei miei sogni ma appena la accendevo passava
tutta la magia. Per fortuna tramite un ragazzo conosciuto a lavoro ho
incontrato Marco di Waka’s Bike di Lecco e li fu la
rinascita sia del mio Sportster che del mio umore. In primis risolse
definitivamente i problemi al motore facendolo tornare a ruggire, poi iniziammo
la personalizzazione abbassando il retrotreno, cambiando le gomme ormai usurate
con delle Avon Venom banda bianca, modificando frecce, fanale, parafango
posteriore, sella mono, manubrio, scarichi, contakm e montando una forcella
springer paucho, nella versione finale sostituita con una replica WLA.
Ma le
disavventure non finiscono e durante un viaggio in direzione mare l’accensione
elettronica (una Screamin Eagle montata dal precedente proprietario) decide,
tra suggestive sfiammate dagli scarichi di abbandonarmi. Dopo questo
episodio in molti mi consigliarono di liberarmi della moto: ma come scritto
sopra ne sono troppo legato per farlo. Il problema fu tempestivamente
risolto da Waka’s e proprio in questa occasione iniziò a parlarmi
dell’eventualità di una trasformazione più radicale (rigid attitude). Mi
illustrò tutti i pro e i contro del progetto, evidenziando la circostanza che
se avessi accettato non mi sarei più limitato a viaggiare sulla striscia
d’asfalto ma l’avrei letteralmente sentita sotto le chiappe. E cosi
nell’inverno 2013, dopo mesi passati a studiare, provare, immaginare, cambiare,
decidere, nacque quella che chiamo THE REAPER in onore alla
mitica figura del mietitore.
Da allora
macino km senza troppe menate o problemi di sorta. Con il mio 8 litri ho un
autonomia media di 170 km in autostrada e poco meno in strade urbane. Definirla
una moto da viaggio o comoda è un azzardo ma basta prenderla per quello che è
ed essere coscienti dei suoi limiti e nulla diventa impossibile. E' comunque un
mezzo agile, a suo modo divertente e grazie alla seduta bassa e le braccia al
cielo, starci in sella è sempre suggestivo. Giro la chiave nel blocchetto,
ascolto il suo battito irregolare, do gas e rallento la frenesia della vita
quotidiana . . .questo il potere della THE REAPER 💣💣