06 aprile 2021

MARCO IL PAZZO ON AREA57 MARZO LOWRIDE




SE IN LISTINO NON C’E’ UN MODELLO CHE TI FA BATTERE IL CUORE, NON TI RESTA CHE RIMBOCCARTI LE MANICHE E DARE FORMA AL MEZZO CHE SOGNI: PERCHE’ I SOGNI SI AVVERANO SE HAI LE CAPACITA’ PER REALIZZARLI.

All’anagrafe è Marco Picco ma da oltre vent’anni gli amici lo chiamano MARCO IL PAZZO. Un carattere istintivo, poco incline ai compromessi e una nota testardaggine gli hanno fatto guadagnare questo particolare soprannome. Fuori dai canoni anche il mezzo con cui ha presenziato allo Sporty Liberation Run, motogiro di fine giugno scorso indetto dalla Duecilindri Crew. Un rigido radicale, rude e outlaw che rispecchia fedelmente il suo owner, allestito da cima a fondo in garage in combutta con l’amico fraterno Giacomo “JackBoy” Fiorio. Il progetto ha inizio nel 2017, in seguito all’acquisto di uno XLH del 1994 ma la passione di Marco per i due cilindri made in Milwaukee ha origini lontane: il protagonista di questa storia ha solo preferito aspettare, risparmiare danari e non “accontentarsi” di un modello di serie. Per oltre un anno, dopo il lavoro in fabbrica, Marco e Jack si ritrovano in garage per qualche ora di sana spensieratezza custom: non sempre tutto fila liscio ma sono proprio i momenti più difficili che i due ricordano come quelli più intensi. Il risultato finale sorprende, niente male per due semplici appassionati con il pallino della meccanica. Al telaio opportunamente tagliato è saldata una coda rigida TC Bros mentre una forcella springer sostituisce quella di serie. I bricoleur piemontesi modificano il serbatoio benzina Teardrops, costruiscono quello dell’olio e imbastiscono la sella rivestendola con pelle di recupero. Ad accessori selezionati con cura, come i comandi Kustom Tech affiancano ingegnose parti handmade: l’impianto elettrico completo alloggiato in una piccola tanica Castrol o le pedane ricavate dai pedali di una biciletta anni cinquanta. Proprio il concetto di fatto in casa è il leif motiv dell’intero progetto. In questa folle storia non si può non citare la fidanzata di Marco, Roberta, la più “pazza” del gruppo: seduta sullo strapuntino posteriore di questo rigido ha percorso centinaia di chilometri senza mai un lamento e senza mai  invocare una moto più comoda. Durante il viaggio di rientro dal run, li ho casualmente affiancati in autostrada: vederli stretti l’uno all’altro, aggrappati a questo mezzo scorbutico, mentre il sole iniziava a calare è una di quelle immagini romantiche che porterò a lungo con me. Quando amore e passione si fondono, altro che pazzia.   

 

6 commenti:

  1. Rude ed essenziale, incarna l'essenza della filosofia bobber: un telaio, due ruote, un motore e tanta libertà!!! Anche i richiami al rat-style, verniciatura e contenitore batteria su tutto, sono a fuoco e la impreziosiscono. Particolare geniale, il tubo di raccolta dei vapori degli sfiati delle teste, che vanno a lubrificare la trasmissione finale a catena, o almeno così mi sembra dalle foto.

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  2. rude e fatta in casa. Bravissimi tutti

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  3. Marco e il suo amico complice hanno dato vita a una moto geniale e direi pazza quanto in suo proprietario

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  4. Complimenti a Marco e Giacomo che sono capaci di farsi in casa una moto come questa!! Se penso che io mi sono compiaciuto con me per essere riuscito a sostituire da solo la batteria del mio sportster...
    Giorgio di cantu

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  5. Mezzo molto rustico ma mi piace, avrei tenuto solo il Peanut ma è questione di gusti.
    Complementi per la manualità.
    Gian Marco

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  6. Questo tipo di bobber mi piace molto, e continuo a sostenere che una bella forca springer ci sta bene anche sulle nostre sporty!

    Alfred

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