16 ott 2013

XLCR e la lezione di storia!








Dopo una lunga ricreazione, una bella lezione di storia; parleremo della XLCR, una tra le sporty più suggestive e belle di tutti i tempi, anche se all'epoca poco apprezzate.
A dire di Cippi, possessore di un esemplare perfettamente conservato, è però anche una moto non proprio comodissima e dalla postura "spacca polsi".
Nel 1976 Harley-Davidson era già da sette anni sotto la gestione AMF (American Machine and Foundry). 
Era un’epoca non molto felice per la casa di Milwaukee, fatta di una diminuzione della qualità produttiva unita a una scarsa offerta di modelli, a cui si aggiungeva la concorrenza nipponica. Willie G Davidson, nipote del fondatore William A. Davidson e all’epoca Vice President del reparto Styling, nonché già autore della splendida FX Super Glide del ’71, decise così di tentare un azzardo, disegnando una moto che unisse la linea delle sportive dell’epoca con un motore V-twin.
I dettami iniziali erano un look snello e filante di scuola tipicamente europea con finiture interamente nere. La XLCR, questa la sigla del modello, dove XL contraddistingueva i modelli Sportster e CR era l’inedito (per H-D) acronimo di Cafe Racer, venne messa in vendita nel1977. La colorazione scelta era solamente nera, colore che coinvolgeva non solo la carrozzeria, ma anche il motore e dettagli come i due scarichi e gli specchietti retrovisori.
Ma il nero non era uguale per tutti i particolari, variando infatti dalla verniciatura ad effetto raggrinzante fino alle tonalità opache, passando per le finiture in nero lucido. Il serbatoio da 12,5 litri era anch’esso atipico, dotato di svasature per le ginocchia come sulle sportive e impreziosito da un logo Harley dorato. La sella era monoposto ma il particolare che maggiormente la caratterizzava era il cupolino anteriore realizzato in vetroresina, altra particolarità in casa Harley, lo stesso materiale usato anche per il codino, che con la sua linea affusolata richiama le sportive inglesi dell’epoca, mentre il manubrio era ovviamente basso ma in un solo pezzo e non con i classici semimanubri.
Andando più in profondità, il telaio era derivato da quello della tracker XR750, modificato nella parte posteriore per poter sorreggere il maggior peso del codino con porta targa. I cerchi erano dei Morris, a sette razze in nero satinato e montavano pneumatici 3.75×19 davanti e 4.25×18 dietro, mentre i freni erano da 254 mm, due sulla ruota anteriore. Il peso a secco era di 220 kg.
Passando al motore, a quell’epoca, e già dal 1957, gli Sportster utilizzavano il bicilindricoIronhead in ghisa (l’Evolution arrivò solo nel 1986) a valvole in testa nelle cilindrate 750, 883 e 1000. Quest’ultima versione di maggiore cilindrata fu quella scelta per la XLCR. Con una cilindrata effettiva di 997 cc, alimentato da un carburatore Keihin da 38 mm e accoppiato a un cambio rovesciato (con la prima in alto) a quattro rapporti con trasmissione finale a catena, disponeva di una sessantina di cavalli a 6200 giri, per una velocità massima di 180 km/h e un’accelerazione sui 400 metri di poco più di 13 secondi.
Le prestazioni furono una delle cause degli insuccessi di questa moto, ma non l’unica. La XLCR infatti non ottenne il successo sperato. Fondamentalmente il pubblico amante delle H-D la trovava troppo sportiva, mentre chi cercava una sportiva non riteneva le Harley abbastanza performanti e infatti anche la ciclistica della cafe racer americana era poco adatta alla guida sportiva su strada.
Nel 1978 vennero apportate alcune modifiche tra cui la sella biposto opzionale e i cerchi sempre Morris ma a nove razze ma ormai il suo destino era segnato e la produzione cessò l’anno successivo. In totale vennero prodotte solo 3133 unità di cui 1923 nel ‘77, 1201 nel ’78 e solamente nove all’inizio del 1979. Proprio la scarsità di modelli in circolazione ha fatto di questo modello uno dei più ricercati di casa Harley; come spesso accade infatti, modelli che al momento della loro commercializzazione hanno ottenuto poco successo, diventano richiestissimi anni dopo.
A dimostrazione di questo successo sono nate molte repliche di questo modello. Tra le più gettonate ci sono quelle realizzate con i kit realizzati dalle aziende francesi Mecatwin Jewel Racer; il primo è dedicato agli Sportster 883R e 1200S, il secondo alle XR1200 e XR1200X. Nella filmografia, questa moto appare nel film Black Rain del 1989, guidata per le strade e i sobborghi di New York City dal protagonista Nick Conklin, il poliziotto interpretato da Michael Douglas; in realtà anche in questo caso si tratta di una replica su base Sportster Evo, molto ben realizzata, con la quale Douglas riesce pure a vincere una improbabile gara clandestina contro una Gixxer.
Tornando alle originali, le quotazioni dell’usato sono molto variabili. Se negli Stati Uniti il valore di un usato parte da circa 10.000 dollari, ma può arrivare fino a oltre 20.000, in Europa e Italia la media è intorno ai 12-14.000 euro, ma è molto difficile trovare un esemplare ben conservato e originale, quindi anche nel vecchio continente le cifre possono raggiungere i 16.000 euro

4 commenti:

  1. Secondo me è un gran bel pezzo! Ok, non era un mostro di potenza, era scomoda, pesante e alcune linee non sono neanche troppo riuscite.....però ha quel qualcosa che la fa una moto "maschia" tutta nera, col cupolone...mi piace!
    Polv&

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  2. A mio parere una delle 3 sportster più belle di sempre!!!

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  3. A mio parere una delle 3 sportster più belle di sempre!!!

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  4. Bella, bella, bella...

    DJ

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